Un viaggio rilassante, che offre pace, contatto con la natura, vita all'aria aperta. È il viaggio alla scoperta del Logudoro, di quel vasto territorio della Sardegna centro-settentrionale che comprende Sassari, la seconda città dell'isola per numero di abitanti, capoluogo della provincia più vasta d'Italia, il lago del Coghinas e altri centri quali Muros, Ozieri e Chiesi.

Percorrendo la strada statale 131 che conduce da Sassari a Olbia, si può conoscere gradualmente questo territorio articolato, il Logudoro appunto, e godere di un panorama naturalistico tra i più apprezzabili dell'intera regione. Durante il Medioevo raggiunse uno dei periodi di massimo splendore. Durante il periodo dei Giudicati - ovvero quelle entità statuali autonome che si svilupparono tra il IX e il XV secolo - fu centro di uno dei quattro regni in cui era divisa l'isola. Era conosciuto come il Giudicato di Torres o Giudicato del Logudoro.

Testimonianze di questo fulgido passato sono le numerose chiese in stile romanico-pisano presenti nella zona, come la splendida chiesa della Santissima Trinità della Saccargia. Si tratta di un'antica abbazia, a 16 km da Sassari, che gode di una posizione isolata rispetto al centro abitato: ciò ne aumenta il fascino e la bellezza. Costruita a partire dal XII secolo, è meta ogni anno di numerose visite turistiche. Particolarmente pregiati sono i capitelli decorati di motivi zoomorfi e fitomorfi che ornano le quattro colonne poste a reggere il grande portico a crociera sulla facciata.

Le specialità gastronomiche della zona intorno al comune di Codrongianus, piccolo centro che conta circa 1300 abitanti, situato a 317 metri sul livello del mare, sono legate all'antica tradizione agricola e pastorale. Spazio a gustose ricette preparate a base di carne di capretto arrostita, magari aromatizzata al mirto, oppure di formaggi sia caprini che ovini, frutto della rinomata abilità casearia sarda. Ogni piatto sarà, infine, condito sapientemente dall'olio d'oliva.

Il viaggio prosegue attraverso la piana di Chilivani, frazione del comune di Ozieri che conta appena 300 abitanti. Qui si trova l'ippodromo di Chilivani che è tra le più importanti strutture ippiche della Sardegna e d'Italia. Poco distante da Ozieri c'è la chiesa di Sant'Antioco di Bisarcio, un gioiellino che vale sicuramente la pena di visitare.

Il Logudoro, poi, è una zona tra le più fertili della Sardegna, grazie anche alla presenza del bacino d'acqua del Coghinas, un lago artificiale creato dalla mano dell'uomo nel 1926, sbarrando il corso del Rio Mannu d'Ozieri. In questo modo è stato possibile irrigare meglio le aree circostanti, dove si estendono vigneti e uliveti, che presentano una morfologia prevalentemente montuosa. A Ozieri non bisogna dimenticare di assaggiare i "sospiri", ovvero dolci di pasta di mandorle e zucchero, le "sas copulettas", preparati con pan di Spagna inzuppato con acqua di mandorle, e le "origliettas", trecce di pasta e strutto condite con miele.

A poca distanza dal lago di Coghinas, nei pressi del comune di Oschiri c'è l'imponente Santuario di Nostra Signora di Castro, in stile romanico-lombardo, che domina la piana campestre circostante. Fu costruito in trachite rossa nel XII secolo e fu anche sede del vescovado fino al 1505.

Il piatto tipico di Oschiri è rappresentato dalle "panadas" - che in sardo significa "palle" - ovvero fagottini salati ripieni di formaggio o di carne di maiale tritata e accompagnata da verdure. Numerose possono essere le varianti in questione, il ripieno può essere preparato con pancetta oppure con carne d'agnello insaporita con funghi e carciofi sott'olio; altri preferiscono le versioni a base di pesce, in genere anguilla. Un tempo questa autentica bontà veniva consumata soprattutto durante i giorni di festa.

La scoperta del Logudoro si conclude a Berchidda e a Monti, lungo la SS 199, nel cuore delle terre dove regna il Vermentino, vitigno pregiato, utilizzato per la produzione di numerosi vini sardi. Berchidda, a 30 km da Olbia, in particolare, ospita il Museo del Vino, la prima struttura italiana multimediale dedicata al vino che ripercorre la storia del vino in Sardegna attraverso una minuziosa ricostruzione degli attrezzi utilizzati un tempo, come zappe, torchi, tini e piccoli strumenti per il lavoro nelle vigne.